Giovinezza ed emozioni. Due film d’autore, tra passioni vitali e mortifere

Di Maria Pia Fontana

 

La giovinezza, già a partire dai suoi esordi adolescenziali, è un periodo della vita che ciascuno di noi associa fortemente all’emotività e il cinema ha dato consistenza narrativa a tale vissuto in innumerevoli produzioni capaci di rappresentarne gli slanci, ma anche le inquietudini e le passioni.
Del grande interesse di cui godono le emozioni nella nostra epoca abbiamo diversi esempi, sebbene questa attenzione ed enfasi probabilmente non renda sempre un servizio all’intelligenza emotiva per così come l’aveva pensata D.Goleman[1], che con tale accezione intendeva la capacità di riconoscere e di rielaborare le emozioni in sé e negli altri portando nella sfera della consapevolezza le intime correlazioni tra il sentire, il pensare e l’agire. Due film d’autore sono sembrati emblematici della mutevole prospettiva con cui si possono guardare le emozioni, del loro diverso significato e valore e, soprattutto, delle implicazioni di un’emotività che non riesce ad integrarsi con la sfera cognitiva, ma anche con quella affettiva e sociale.
Il primo, The dreamers (2003) girato da B.Bertolucci, diventò un grande successo di pubblico, tanto da rientrare nella classifica dei migliori dieci film della sua categoria erotico-drammatica che include tra i primi posti un’altra opera dello stesso autore, Ultimo tango a Parigi (1972). Il secondo, Youth. La giovinezza (2015) di P.Sorrentino, è un film molto più recente e, nonostante il titolo, ha come protagonisti due anziani, impegnati nella difficile impresa di ricostruire a ritroso la loro vita, ripercorrendo anche le esperienze dei loro anni verdi, per affrontare il viaggio conclusivo dell’esistenza. Si tratta, quindi, di due lavori molto distanti tra loro non solo come genere narrativo, ma anche per le diverse ambientazioni e protagonisti, sebbene accomunati dalla centralità della tematica emotiva in rapporto alla giovinezza e dall’ottima regia e qualità tecnica (montaggio, inquadrature, costruzione dei dialoghi). Diversa, come si vedrà, è la valutazione sui messaggi veicolati alla luce della prospettiva adottata che valorizza le acquisizioni teoriche sull’intelligenza emotiva e a tal fine non si può prescindere da un breve esame delle rispettive trame.
The dreamers ci mostra sullo sfondo gli accesi fermenti della contestazione giovanile e delle manifestazioni politiche della Parigi del 1968, ma, piuttosto che approfondirne gli aspetti sociopolitici, predilige il codice intimistico in quanto il film è imperniato sulla storia di Matthew, uno studente americano che trova ospitalità a casa di due ragazzi francesi, la bella e sensuale Isabelle e il gemello Theo. Nel corso di questa inaspettata coabitazione, stimolata dalla momentanea assenza dei genitori degli amici, ha inizio un rapporto torbido tra i tre ragazzi che si trasforma gradualmente in un contorto menage a trois. Ciò che in qualche modo influenza questa evoluzione è l’esistenza di un legame incestuoso tra i due fratelli, sebbene non ancora approdato ad un rapporto sessuale completo, e la forte attrazione che muove Matthew verso Isabelle e che impedisce al ragazzo di godere di un’intimità erotica ed affettiva con la giovane senza la costante presenza di Theo. thedreamersfilmFa da collante tra loro il clima di sintonia intellettuale, alimentato dalla comune passione verso la settima arte, cioè il cinema. Il loro essere sognatori, quindi,  non nasce dalla condivisione di un’utopia sociale, ma dal fatto che vivono in un’atmosfera costantemente surreale in cui l’immaginario filmico irrompe nella realtà trasfigurandola con le sue sequenze, ma anche con le sue citazioni, che diventano parte integrante del tessuto narrativo, probabilmente come omaggio che lo stesso Bertolucci fa ai suoi maestri e ai loro capolavori. Nei fatti, solo Matthew cerca di creare un collegamento tra il sogno e la realtà, tra le sperimentazioni sessuali e il mondo della strada, con i suoi conflitti e con le sue urgenze. Mentre divampa la rivoluzione sociale, i tre giovani consumano, quindi, una rivoluzione sessuale nel segreto delle mura domestiche, non solo come espressione del fisiologico bisogno adolescenziale alla trasgressione e alla ribellione verso i canoni socialmente impartiti, ma anche come esito di un percorso affettivo attorcigliato su meccanismi psicologici disfunzionali che impediscono ai due fratelli un vicendevole svincolo e la conquista di una personale autonomia.
Anche in Youth Sorrentino indulge su un’atmosfera surreale, eterea ed allegorica. La vicenda riguarda l’anziano Fred, compositore e direttore di orchestra di fama internazionale, e un registra a fine carriera, Mick, che cerca di lasciare il suo testamento morale attraverso un film che possa raccontare L’ultimo giorno della vita, che non è altro che la metafora del significato conclusivo dell’esistenza condotta dallo stesso autore. Entrambi i protagonisti sono stati baciati dal successo e hanno conosciuto l’amore e il benessere, ma mentre Fred appare apatico, spento e bloccato su un indefinito senso di insoddisfazione ed apatia, che solo nella seconda metà del film assume anche i contorni di un vissuto di colpa nei confronti della moglie, Mick è vitale e propositivo e capitaneggia un team di giovani talentuosi e creativi che lo sostengono nella scrittura della sua ultima sceneggiatura.
SET DEL FILM "LA GIOVINEZZA" DI PAOLO SORRENTINO. FOTO DI GIANNI FIORITOIn mezzo a queste due vicende scorrono i frammenti delle storie di vita dei bizzarri personaggi che popolano l’hotel/resort incastonato sulle Alpi Svizzere che serve da pensatoio e rappresenta una simbolica sauna mentale per fare trasudare i ricordi dei due protagonisti, ma funge anche da centro di cura e benessere per un artista inquieto, per una miss universo di strepitosa bellezza, per un ex calciatore di fama planetaria ridotto ad un patetico obeso e per una coppia di coniugi di mezza età incapace di comunicare. Sfilano, quindi, nelle stesse piscine-benessere corpi giovani e tonici e corpi vecchi e segnati dal tempo, entusiasmi e disincanti, ambizioni ed solitudini, speranze e disperazioni. Anche i ruoli e le prospettive talvolta si invertono, come accade alla figlia di Fred, tradita dal marito che, superata la delusione e la ferita inflitta alla propria femminilità, cerca conforto tra le braccia di un alpinista. Resta centrale nel corso della narrazione il ruolo assunto dalle emozioni come sede di un’eterna giovinezza e in questo senso il film è anche un omaggio all’arte come naturale ed immortale dimora della meraviglia che si accompagna al bello, ma anche come occasione di trasformazione del dolore in atto comunicativo universale e sublimato. Tuttavia, ricondurre la forza vivificante delle emozioni all’arte, dalla musica alla poesia, così come alla bellezza estetica sarebbe riduttivo. La storia raccontata da Sorrentino mostra infatti diversi tipi di emozioni: dall’urlo liberatorio della coppia di coniugi che squarcia il silenzio della loro incomunicabilità e del bosco in cui consumano un focoso rapporto sessuale, al brivido della figlia del compositore che bacia il suo nuovo amore sospesa nel vuoto, durante la scalata di una parete rocciosa.
Ma se Fred si salva dalla sua apatia e dismette la sua maschera di imperturbabilità scegliendo di scongelare la sua vita emotiva, è perché è riuscito a portare a consapevolezza i suoi vissuti. La scelta di Fred di emozionarsi mentre emoziona ancora una volta un pubblico commosso, dirigendo davanti alla regina l’orchestra che suona il suo brano più bello, non discende solo dall’avvertimento che Mick gli lancia prima di abbandonare la vita, perché ha perso la speranza di entusiasmarsi ancora, “l’emozione è tutto ciò che abbiamo”, ma più profondamente nasce da una pacificazione interiore, da una riconciliazione con la sua storia.
Ed è in nome di questo bisogno di verità e di pacificazione che il protagonista trova la forza di andare a trovare la moglie affetta da alzheimer e simbolicamente morta, alla quale aveva dedicato il suo brano, ma soprattutto l’unica con la quale era riuscito a costruire, sebbene con le cadute e attraverso gli inciampi di una vita, un profondo rapporto di amore.
Youth-1In questo senso l’emozione che il film celebra non si limita alla percezione di un fremito del cuore, sia esso di gioia che di tristezza, ad una scarica di adrenalina, e neppure solamente all’estatica contemplazione della bellezza di un corpo nudo perfetto, emozioni che pure fanno parte della vita e dei suoi colori, ma piuttosto è la strada che può diventare una finestra verso la propria interiorità e verso il mondo. Le emozioni possono essere paragonate a dei corridoi, che, se illuminati dalla luce della ragione, che interroga le loro cause e conseguenze, conducono a forme di consapevolezza più alte di sé e del mondo, favorendo anche un’integrazione tra desiderio e limite, sogno e verità, come anche tra la grandezza e la meschinità e tra la potenza e la vulnerabilità del cuore.
In questa chiave interpretativa, il film di Sorrentino sembra un omaggio ad un’emotività evoluta e vitale, che può continuare a sprigionare energie e benessere fino all’ultimo giorno della vita anche se abita dentro un corpo che invecchia e che si confronta con il limite e con la fragilità. In questo senso l’emozione è l’eterna giovinezza del cuore che continua prodigiosamente a crescere e a rinnovarsi non tanto e non solo attraverso i suoi fremiti e i suoi sussulti, ma soprattutto se abbraccia la mente[2] e accetta di diventare saggio.Youth-foto-1
Molto diversa è invece l’evoluzione della vicenda descritta da Bertolucci. Qui i protagonisti appaiono piuttosto intrappolati in un’emotività accesa quanto mortifera e in una perversa dinamica di vicendevoli manipolazioni, impartire sotto forma di penitenze a chi non indovina il titolo di un film, in un gioco che tende ad alzare la posta per accrescere il godimento sessuale, piuttosto che la vicendevole consapevolezza ed accettazione. Emblematica in questa dinamica è la scena in cui Isabelle perde la sua verginità con Matthew, stesa nuda in cucina, mentre il fratello, tra un atteggiamento di distacco, un moto di tenerezza e un velato rimorso per aver imposto questa “penitenza”, decide di voltare le spalle per cucinarsi delle uova fritte. Ciò che rende perversa la dinamica relazionale è l’uso dell’altro come strumento di potere e di piacere senza consapevolezza rispetto all’impatto emotivo che ciò può suscitare, non solo per una sorta di inesperienza ed immaturità, che potrebbe essere ricondotta alla giovane età, ma per una forma di anestesia emotiva, evidente soprattutto nel personaggio di Theo, che porta ciascuno ad indossare ora i panni del persecutore, ora quelli della vittima. La tendenza ad usare il potenziale di eccitazione del corpo altrui per riempire la propria solitudine, disagio o semplicemente il proprio bisogno di affermazione, senza curarsi che in quel corpo vive una persona con le sue debolezze, sentimenti ed insopprimibile dignità, è una tipica strategia della personalità perversa[3].
bertolucci the dreamers (86)Si coglie nel film il dipanarsi di identità fragili pur nella loro apparente freddezza. Isabelle appare il personaggio più complesso e meno integrato. L’ordine maniacale e borghese della sua camera infiocchettata, dove sui cuscini di raso sono poggiati i peluches, contrasta con il disordine e con la sporcizia del resto della casa, che diventa specchio del caos e della confusione affettiva tra i tre ragazzi. E sempre Isabelle ha un crollo psicologico quando si accorge che il fratello ha fatto l’amore con una prostituta, oppure quando si rende conto che i genitori hanno scoperto i loro giochi erotici. Lo choc qui è talmente alto da indurla ad attuare un tentativo di suicidio collettivo. Peraltro, la scena in cui il padre e la madre, rientrati improvvisamente a casa, dopo aver visto dormire insieme nudi i tre ragazzi, si limitano a lasciare un assegno per le spese ed escono in punta di piedi per non svegliarli, è la cifra del loro disimpegno e della loro incapacità a capire, interrogarsi, accompagnare, piuttosto che della loro incapacità di agire un rimprovero. trio
Matthew pagherà con l’espulsione dalla triade dei sognatori per il suo rifiuto ad epurare di ogni rielaborazione cognitiva e affettiva il menage.
Il fattore scatenante, che segna anche la fine del film, è la sua rinuncia ad usare violenza contro la polizia durante una manifestazione politica. Anche in questo caso i due gemelli si lanciano in un’aggressione alla cieca senza capire la causa e lo scopo, incarnando meccanicamente l’identità di contestatari ribelli che urlano slogan vuoti.
In un momento come quello attuale, in cui le emozioni sono spesso degradate e strumentalizzate da logiche di mercato o di audience, enfatizzate surrettiziamente dalle dipendenze compulsive, rese mortifere assecondando forme perverse di piacere e di manipolazione, e si disancorano dall’intelligenza del cuore, l’analisi filmica può diventare un prodigioso strumento di formazione proprio per il forte impatto emotivo che il cinema suscita[4]. E’ tuttavia necessario che, oltre ad una valutazione tecnica ed estetica del film, si unisca una riflessione sul messaggio veicolato e sulle sue implicazioni anche di natura emotiva ed affettiva.

L’intelligenza emotiva evita che le emozioni possano travolgere o prendere in ostaggio e le rende piuttosto generatrici di vita e di desiderio e componente essenziale del valore e della dignità di ogni persona, proprio perché sollecita consapevolezze più profonde, integrate e liberanti su noi stessi e sugli altri.

 

[1]Goleman Daniel,  Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, ed. Rizzoli, Milano, 1996
[2]Foti Claudio, La mente abbraccia il cuore, Ascoltare le emozioni per aiutare ed aiutarsi, ed. Gruppo Abele, Torino, 2012

[3] ibidem
[4]Fontana Maria Pia, “Lo sviluppo delle competenze emotive attraverso l’analisi filmica, uno strumento di intervento nei casi di bullismo”, in SottoTraccia. Saperi e percorsi sociali, n.4, 2009

 

 


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Scritto daMaria Pia Fontana

One comment to “Giovinezza ed emozioni. Due film d’autore, tra passioni vitali e mortifere”
  1. Recensione molto bella e profonda , merita tantissime congratulazioni; essa presenta una chiave di lettura problematica e inconsueta; vi si fronteggiano infatti due diverse defininizioni dell’anima della “giovinezza”.
    Quell’età,da una parte,che suole essere ben definita nel tempo e nella storia,e,dall’altra, quel modo di esistere ,di essere,che attraversa tutte le età ,indefinitamente del tempo e della storia.
    Se da un lato viene lucidamente posto in evidenza quel nichilismo esistenziale – assoluta negazione – ( quello che Nietzsche chiama ‟il più inquietante fra tutti gli ospiti”) che assai propriamente definisci “anestesia emotiva”,privo com’è di ogni “eroismo” della vita e dei sentimenti nel film di Bertolucci,dall’altra,in Youth di Sorrentino,viene magnificamente svolto tutto il formarsi dell’affresco della vita intensamente colmo di tratti e squarci emotivi per eccellenza :l’ amore e il dolore,sublimità intellettuali e creative e prove di estremo coraggio fisico ed esistenziale, che contiene ed è vivicato da una inesauribile “fonte dell’eterna giovinezza ” che non conosce tempo e spazio e che ci riconsegna l’Uomo nella dimensione più propria dell’eternità sempre giovane di Eros contrapposto al nulla sempre vecchio di Tanatos.
    In questo senso mi pare estremamente interessante e innovativa la definizione che dai delle Emozioni,come ” corridoi” che conducono nel tunnel esistenziale al Nulla al finito,all’oscuro e non-vissuto,oppure all Tutto e alla luce,alla vita interamente vissuta,alla cui fine fsiologica non c’è la morte come sinonimo di vecchiaia ,ma la Giovinezza .

    Ed in ultimo,ma non ultimo , se le emozioni sono ” corridoi” vitali ed esistenziali che non possono diventare meandri,oscure caverne,nebbie e fantasmi .assoluto buio,sono allora bensì ” Porte”, ” passaggi”,verso universi paralleli ma reali, che si attraversano con la suprema guida della Bellezza,che non a caso di fronte alla perfezione di un corpo perfetto di giovane donna,il “vecchio” protagonista definisce stentoreamente come
    ” Dio”.
    Emozioni consapevoli,che come tu dici “trasformano” ,che “”creano energia e benessere” e che si manifestano attraverso la Bellezza come epifania divina della Persona e del Creato e che costituiscono quella
    ” eterna giovinezza del cuore che continua prodigiosamente a crescere e rinnovarsi ” non solo attraverso ” fremiti e sussulti” ma che ” abbraccia la mente ..”: in definitiva ben definisci attraverso di esse l’Uomo nella sua totalità,senza “mortifere” scissioni”, rinnovamento incessante ed eterno della “sacralità ” dello svolgersi dell’esistenza,attraverso la ” sacralità” della Bellezza e della Giovinezza.

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