Tic tac, il tempo corre verso la primavera. Prepariamoci all’ora legale

di Maria Pia Fontana

 

Chi ha seguito l’evoluzione artistica della coppia Ficarra e Picone, sin dai tempi del fortunato esordio di “Nati stanchi” (2001) sa molto bene che la sicilianità deteriore è sempre stata al centro della loro satira socio/politica, con tutti i rischi connessi al paradossale effetto di rafforzare quegli stessi stereotipi sul qualunquismo, sulla cronica illegalità, sul parassitismo e sull’atavico immobilismo dell’isola che i due comici si prefiggono di denunciare e di combattere. Ma che la satira, persino quella animata dalle migliori intenzioni, possa avere degli effetti paradossali non è una novità. Probabilmente potrebbe contenerli se avesse la capacità di sottoporsi ad un serio e coraggioso esame critico allo stesso modo in cui deride i suoi bersagli e sale sul podio della denuncia sociale.
Due parole sull’ultimo film, “L’ora legale”, uscito da poco nelle sale. l'ora legaleLa trama non è molto originale, in quanto si dispiega sulla competizione tra un sindaco onesto, portatore di un autentico desiderio di rinnovamento all’insegna del rispetto delle norme etiche e civiche, ed un noto esponente del vecchio establishment politico, comunemente noto per aver gestito l‘amministrazione comunale in modo spudoratamente sprezzante nei confronti di ogni regolamento e senso di imparzialità. Un’indagine della Guardia di Finanza e il successivo plateale coinvolgimento dell’uomo in una vicenda giudiziaria, determina un ribaltamento del prevedibile esito delle nuove elezioni politiche-amministrative all’insegna del cambiamento. A furor di popolo sale quindi alla ribalta il candidato onesto, un anonimo e mite docente che tenta di dare più luce al suo paesino di provincia per attuare concretamente i valori dell’onestà e della imparziale gestione della cosa pubblica, tanto agognati in astratto, quanto sconosciuti nel concreto. Una volta vinte le elezioni, infatti, il suo mandato è simbolicamente inaugurato dal cambiamento dell’ora legale e dall’allungamento della giornata.
In questa vicenda i due comici si inseriscono vestendo inizialmente i panni dei rispettivi supporter dei due candidati della competizione, Ficarra (Salvo) “compra i voti” con i pacchi della spesa per l’ex sindaco disonesto e Picone (Valentino) sostiene con discrezione il mite paladino della legalità ma, con l’evoluzione della vicenda, le posizioni si ribaltano per ognuno di loro.
Ora Legale FotoInfatti, all’indomani del trionfo coram populi del volto nuovo, Salvo con la sua proverbiale faccia di bronzo sale senza indugi sul carro dei vincitori. Tuttavia, con la progressiva crescita dell’impopolarità del neoeletto sindaco, dovuto proprio al tentativo di ripristinare la legalità, dal sistema viario agli appalti, dallo smaltimento dei rifiuti alle concessioni edilizie, sia Salvo che Valentino si troveranno a rimpiangere il “buon vecchio mafioso” di un tempo, che, nella sua tendenza ad accontentare tutti, di fatto non aveva ristretto o ne aveva danneggiato l’orticello di nessuno.
Ora Legale FotoRitrovata l’antica complicità e sintonia, i due amici, che peraltro sono entrambi cognati del neo-sindaco, cercano di mettere nel sacco il primo cittadino, trovando in ciò un ampio e trasversale sostegno di tutta la cittadinanza, capitanata dal parroco che non vuole pagare l’IMU per il suo bed &breckfast, ed istigata da un politico romano intenzionato ad evitare la diffusione nazionale del “morbo della legalità”. La Sicilia diventa quindi metafora di un andazzo socialmente diffuso in tutto lo stivale e dalla cronistoria del malcostume regionale si passa a quella dell’intero paese.
Non riuscendo a trovare scheletri nell’armadio all’integerrimo sindaco (che si scoprirà poi è colpevole “solo” di aver raccomandato una volta sua figlia per farla entrare al conservatorio) si mette quindi in scena in modo maldestro un fittizio abusivismo edilizio ad opera del primo cittadino. Nonostante sia evidente la falsità dell’accusa, l’episodio viene talmente tanto ingigantito dai media e dalla crescente protesta popolare, che il sindaco è costretto a dimettersi lasciando il posto al vecchio mafioso di sempre.ficarra picone gullotta-2
La conclusione del film non è pertanto né consolatoria né aperta alla speranza, anzi mostra come irrimedibile la cultura siciliana che preferisce il caos ingovernabile, il malcostume e i favoritismi alla civile convivenza scandita dal ticchettio della legalità. E inevitabilmente torna il giorno corto e viene abolita la sua gloriosa quanto sgradita ora legale.
Ciò che del film è contestabile è proprio questa ineluttabilità del destino della città che non da spazio neppure ad un tentativo di rivalsa o di futura battaglia civica, gli onesti cioè perdono senza riscatto o seconde partite e anche chi non è cattivo ma è solo debole (Valentino) viene conquistato e irretito dalla logica dei forti e dei furfanti. Sembra invece un’intuizione condivisibile il messaggio di fondo che evidenzia come la legalità non sia qualcosa di esterno, ma una componente dell’agire quotidiano che richiede il rispetto di tante piccole e grandi regole e queste norme inevitabilmente limitano le nostre possibilità ma in nome di interessi e di beni più grandi e condivisi.ficarra-picone624-2
Viene anche da chiedersi quale è la strategia giusta per educare alla legalità in un clima di illegalità che ha messo radici profonde e resistenti? La legalità è un valore suscettibile di mediazione contemperando  adattamenti progressivi o richiede sempre intransigenza ed inflessibilità a pena di snaturare il suo stesso significato? Eppure qualsiasi genitore sa o dovrebbe sapere che se un figlio è abituato a tornare alle due di notte a casa a poco servirà mettere il coprifuoco alle dieci di sera così come sappiamo che se vogliamo contrastare una nostra abitudine negativa dandoci forme di autodisciplina non possiamo pretendere da noi stessi un cambiamento radicale e troppo ambizioso nel giro di poco tempo.
Per questo regolare ogni giorno i nostri orologi all’ora legale diventa una forma di autoeducazione che accompagna tutta la vita e in cui nessuno può sentirsi arrivato, neppure i paladini ed entusiasti sostenitori dell’onestà integerrima, non solo perché le norme cambiano, ma perché cambiamo noi, i nostri interessi e le nostre aspettative. E cambia pure la nostra forza d’animo e la nostra capacità di tenuta e di perseveranza nel reggere i sacrifici e le autolimitazioni. Questo basterebbe a non mollare la guardia con noi stessi, prima che con gli altri.

Malgrado figure del calibro di Gandhi lo abbiano ribadito, ci scordiamo spesso che il primo cambiamento visibile nel mondo è quello che noi stessi incarniamo. E la satira più vantaggiosa è quella che fa ridere mantenendo  la speranza di migliorare.

 

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2 Comments Add yours

  1. Rosario scrive:

    Ho visto il film e assieme ad una gradevole e ben condotta recitazione ironica ,non disgiunta anche da una pregevole misura espressiva ,ne ho ricavato alcune considerazioni non positive, delle quali la prima è quella che tu descrivi : quel senso di amaro che permane in bocca dopo la risata non è soltanto un retrogusto sgradevole ,ma è anche quella rassegnazione della “ineluttabilità del destino” e quella sorta di “ immobilità” della legalità che tu descrivi ,fattore che non la rende virtuosa nel contemperare “adattamenti progressivi” rimuovendo la necessità di quelle “forme di autodisciplina” che renderebbero la legalità vita vissuta e “misurata” rispetto ad ogni relazione ,ad ogni mutamento della vita quotidiana e dinamica esistenziale,privata e collettiva.

    Ciò deriva a mio parere dal fatto che il film ( forse al di là delle sue stesse intenzioni) è eccessivamente,quasi monotonamente “didascalico”,procede per “ quadri” e “ figure” standardizzate come se volesse mostrare un “ manuale” casistico e classificatorio sia dei vizi che delle “ virtu’; finendo col tratteggiare – paradossalmente – più “rididicoli” proprio le “maschere” del bene rispetto a quelle del “ male”, con ciò ribaltando la massima educativa del costume da correggere coprendo di sarcasmo , ironia e ridicolo i vizi e i difetti (castigat ridendo mores)

    In definitiva il messaggio della necessità dell’”ora legale “come condivisa oltrechè accettata (o peggio subita) non è per nulla sufficiente; esso si ferma solo alla superficie e soprattutto ,per far si che ognuno esca come “tranquillizzato” dalla sala ,semmai durante la proiezione qualche rimorso autocritico fosse scattato, prevale il trionfo della “ festa del ripristino” perché ,da buoni sicilianuzzi, non bisogna eccessivamente preoccuparsi: è così che è sempre andata e così andrà.
    “Che ci possiamo fare,noi ?”..

  2. Maria Pia Fontana scrive:

    Caro Saro, il tuo commento mi ha fatto riflettere sul significato della satira che non ha intenzioni pedagogiche ne ricerca la verità, ma si prefigge solo di demolire o di corrodere il bersaglio di turno. Nel caso specifico del film di Ficarra e Picone la satira lascia “l’amaro in bocca” allo spettatore. Chiuse le luci dello spettacolo e usciti fuori dal cinema resta un lieve senso di sgomento e di confusione perchè se sia i buoni che i cattivi sono (come giustamente scrivi tu) delle caricature un pò patetiche non ci sono vie di fuga dal malcostume e la sorte dell’immobilismo deteriore della città è ineluttabile. Ecco perché dalla satira non possiamo aspettarci nulla di più che una risata grassa e forse anche un pò stolida. E’ l’ironia che è più sofisticata ed evoluta e riesce a far riflettere più in profondità, anche con fini di auto-miglioramento o di autoeducazione. Mentre la satira gattopardiana e pessimista può regalarci solamente qualche momento di evasione, l’ironia (che originariamente voleva dire “finzione” ma anche “interrogazione”) se è intelligente e benefica, ci può aiutare a trovare le giuste domande e a trovare le giuste risposte. Un abbraccio e buona domenica e grazie per il prezioso contributo di riflessione

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